Vittorio Veneto, 18 Febbraio 2011

Umberto Curi, docente ordinario di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Padova

La domanda che mi sono posta fino alla fine della relazione esposta dal professore Umberto Curi, docente ordinario di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Padova, è:  cosa c’entra l’identità? Il professore ha, difatti, parlato per tutto la durata della conferenza di “alterità”. Concentrandosi sul concetto di “straniero” nelle lingue indoeuropee, in particolar modo per quanto riguarda il latino e il greco, è emerso che entrambe possedevano un unico termine per indicare sia tale concetto, sia ogni altra forma di alterità (hostis in latino e xenos in greco). Ciò che al relatore premeva evidenziare è come, tale concetto, nell’antichità, non avesse alcuna connotazione, positiva o negativa che sia. Un’altra caratteristica comune alle due civiltà è la rigidissima regolamentazione del rapporto tra l’anfitrione e l’ospite: come a Roma lo straniero era assimilato al civis mediante la legge; così nella Grecia antica era considerato un vero e proprio crimine l’ostilità verso l’ospite, chiunque egli fosse.

È a questo punto che Curi, con la sua eccezionale capacità di trattenere l’ascoltatore sul filo, aggiungendo sempre nuovi concetti e esempi al discorso, esentandosi dal trarre le conclusioni fino agli ultimi minuti, ha egregiamente condotto docenti e studenti in un labirinto di citazioni. Partendo dall’Iliade, passando per l’episodio di Nausicaa contenuto nell’Odissea, fino ad arrivare alle Metamorfosi di Ovidio con il bellissimo mito di Filomene e Bauci. Ma è con un ulteriore mito contenuto nelle Metamorfosi che si intravede la conclusione, e con essa entra finalmente in gioco il concetto di “identità”. Saranno, precisamente, Narciso e Eco che ci condurranno alla comprensione della duplice funzione dello straniero, dell’altro da noi. Da una parte, è solo grazie al rapporto con l’altro, che è radicalmente altro, che io posso trovare la mia identità (così come avviene per tutti i contrari); dall’altra, io posso comprendere questo altro a patto di rispettare la sua di identità. L’errore di Narciso fu proprio quello di non comprendere la dimensione di alterità di Eco, tentando invece di trasmettere a lei la sua identità. Ma, d’altronde, come dice Curi “se ci misurassimo solo con il riflesso di noi stessi, che vita sarebbe?”.

 

immagine tratta da www.carnetverona.it

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