“Mr Vertigo”, Paul Auster, Einaudi, 2006

Prospettiva curiosa quella adottata in questo romanzo da Auster –  a buon diritto uno degli esponenti maggiormente riconosciuti e apprezzati della narrativa americana contemporanea; un processo circolare di vita: la nascita in cattività, la crescita con lo sviluppo di capacità soprannaturali, fino al ritorno inevitabile alla condizione umana e alla fallacia terrena. La vita di un bambino predestinato, passato dalla malavita locale all’educazione rigida di Yehudi –  presunto maestro ciarlatano –  che gli aprirà le porte a delle facoltà negate alla specie umana, quelle di librarsi e volare nell’aria. Le immense fortune accumulate con spettacoli da saltimbanco prima e in teatro poi; l’odio e l’invidia dello zio nei confronti del nipote; una giovane donna che lo supporterà dall’infanzia fino all’età adulta, conducendo una vita non propriamente virtuosa, soprattutto incline al vizio. Questi sono solo alcuni accenni ai protagonisti di un intreccio strutturato con grande acume e abilità narrativa.

Auster trova nell’immaginario uno spaccato di vita che, con preludi e conseguenze differenti, può confarsi alla condizione umana; a questo proposito annovera nel suo romanzo ciò che è proprio di ogni uomo: la nascita, la vita, la gioia, la sofferenza e, in ultima istanza, la morte. Il romanzo risulta pertanto un andirivieni di emozioni, in un processo sinusoidale che porta più volte dalla gloria celeste alla abiezione terrena.

Le prospettive che si aprono al giovane finiranno per deluderne le aspettative e la magia propinata al lettore si sbriciolerà in cruda realtà.

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