Il peso della farfalla

“Il peso della farfalla”, Erri De Luca, Feltrinelli, 2009

Due destini incrociati: il camoscio principe, scontroso, insolente,  superiore al resto del branco e il cacciatore esperto, navigato, dalla mira pressochè infallibile. Entrambi vecchi, consci di essere giunti al limite della loro esistenza. Una caccia lunga quasi vent’anni quella del vecchio cacciatore al camoscio, sempre in fuga, capace di aggirare le difficoltà volando sulle zampe, o semplicemente intuendo le mosse del nemico.

L’uomo che vive le montagne, a contatto con la natura, è amico del terreno scosceso, delle variazioni climatiche improvvise, della neve. Non rifiuta il contatto umano, ma parlare – specie di ciò che lo riguarda – non gli è congeniale, preferendo “soffiare nella fisarmonica” come il “vento che sposta nuvole e spazza stelle”.

L’animale si nasconde, tra le rocce, in cave nevose e ricompare, per poi nuovamente scomparire. Teme l’aggressività dei figli, pronti a sfidarlo, pronti ad ucciderlo per conquistare il primato, il titolo di re dei camosci.

E la farfalla, in un interminabile sbatter d’ali, sola nel suo volo, si posa prima sul corno e poi sulla canna del fucile, ad incontrare chi, come lei, vive senza scopi precisi, se non quello di sopravvivere. Metafora di una solitudine, obbligata ma non cercata: la solitudine, compagna di vita. Sarà proprio l’ultimo battito d’ali a sancire la chiusura di un ciclo: il camoscio, con il cacciatore supino, gli si fa incontro, lo scavalca con un balzo. Postosi  poi su di un macigno solitario, si lascia trafiggere dalla pallottola di chi l’aveva continuamente inseguito negli anni; il cacciatore, animale in spalla, sente le forze venire meno, s’accascia, e mentre la farfalla si posa sul corno della bestia, chiude gli occhi. E l’ultimo batter di ciglio è l’ultimo batter d’ali.

Il peso della farfalla di Erri De Luca è libro breve, composto di brevissimi paragrafi e secche frasi concise. La lettura scorre tra due situazioni parallele, talmente simili che spesso è difficile identificare se l’autore stia parlando dell’uomo o dell’animale, o forse di entrambi. Situazione probabilmente voluta e cercata perchè, in fondo, poco importa essere uomo o animale, quando il destino è lo stesso, per tutti.

immagine tratta da http://shamanic-journey.blogspot.com

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