Emmaus

“Emmaus”, Alessandro Baricco, Feltrinelli, Milano 2009

Una vita. Tante vite. O l’esistenza tutta. Non è importante discernere il singolo dal plurimo, ma sommare varie esperienze – nella loro diversità – in un unico destino.

Non sono poi così diversi due ragazzi, anche se appartenenti a realtà completamente differenti: un giovane, della piccola borghesia, preimpostato negli atteggiamenti da un’educazione materna sin troppo conforme alla norma religiosa – l’educazione della media società – e una ragazza, Andre, ricca, disinibita, in lotta col mondo e con sé stessa, alla ricerca di una via d’uscita, quella stessa via d’uscita alla quale ambisce chiunque nella propria vita, il più delle volte inconsciamente.

La libertà di pensare, di agire, persino di volere:  tutto è regolato, mediato dalla religiosità, dalla fede, ciò di cui poco si sa e altrettanto poco si potrà concepire durante la vita. Accade così che Il Santo, o Luca, o Bobby si ritrovino sulla strada della perdizione, in un cammino lungo e tortuoso che li ha visti passare dal palcoscenico della Chiesa a quello del rifiuto del comune, dalla sinfonia divina alla nevrastenia della vita, da un involucro argenteo a una strada sterrata.

La sofferenza pare essere l’unica vera discriminante della vita, nella sua interezza. La vita parallela, imposta dai genitori, diviene filtro fallace, incapace di celare la realtà delle cose. E’ dunque necessario concepire tutto come volere di un’entità superiore e lasciare ad altri, o forse al male, il vero. L’attrazione per ciò che non era mai stato cresce irrimediabilmente. Ed è sulla strada che porta ad Emmaus che cominciano le domande a cui si vuole trovar risposta; domande tardive che portano, in definitiva, a lacerare il cordone ombelicale. Ciò che pareva vita viene identificato come un lungo e inevitabile processo di morte; nulla è regolato dal bene e quindi “mi è chiaro che non morirò mai – se non in gesti passeggeri e in momenti dimenticabili. Né dubito che più tagliente di qualsiasi paura si svelerà il mio andare”.

Lucido ed introspettivo nel commentare le piaghe di vite troppo comuni, Baricco astrae dalla realtà concreta verso un piano parallelo, ricco di reminiscenze evangeliche e precetti di fede. Quello stesso piano parallelo nel quale vengono cullati gli infanti, ancora in fasce, diviene il punto di partenza del peccato originale (e sempre ripetuto) dell’umanità, costantemente alla ricerca della gioia nel peccato e del pentimento, che altro non è se non il principio di un nuovo sbandamento.

immagine tratta da www.tafter.it

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