La biblioteca dei morti

"La biblioteca dei morti", Glenn Cooper, TEA, Milano, 2010

Cosa accade se il settimo giorno del settimo mese dell’Anno del Signore 777, in un’abbazia della futura isola di Wight, allora conosciuta come Vectis, nasce il settimo figlio di un settimo figlio? Quali conseguenze può avere per gli Stati Uniti, e per il mondo intero del XXI secolo? Che relazione c’è tra gli strani eventi che avvengono nelle cripte di un’abbazia medievale e gli omicidi della New York contemporanea? La risposta a queste domande si trova ne La biblioteca dei morti di Glenn Cooper. L’autore ci condurrà, tra passato e presente, in tre momenti storici differenti (VIII secolo d.C., 1947, 2009) alla scoperta di un segreto che, se rivelato, potrebbe sconvolgere la vita di tutta l’umanità.

Il libro di esordio di Cooper avrebbe tutti i presupposti per essere un thriller davvero ben congegnato. L’idea di fondo è innovativa e particolare, soprattutto per la simpatica interpretazione che l’autore dà della celebre area 51. I salti temporali ci appaiono come flashback, i quali, poco alla volta, dovrebbero svelarci chi è l’assassino conosciuto come Doomsday (giorno del giudizio), e quali legami egli abbia con l’abbazia di Vectis. Purtroppo, però, già dai primi capitoli si intuiscono entrambe le cose, e, al contrario di quanto si possa immaginare, il libro non ci fornisce importanti risvolti capaci di smentire le intuizioni del lettore. L’unico debole colpo di scena inaspettato (o forse no) lo troviamo alla fine, e, anziché necessario, dà l’idea di essere artificiosamente inserito per lasciare spazio ad un possibile sequel. Se lo spunto iniziale da cui evolve il romanzo è davvero ingegnoso, il modo in cui viene sviluppato pecca di originalità. Per tutto il libro si ha la sensazione di già letto e soprattutto di già visto; sì perché le ambientazioni, le fughe e le storie d’amore ricordano fin troppo la Hollywood cinematografica.

Due parole in favore dell’autore devono, però, essere spese. Esiste ancora il libero arbitrio? È, dunque, tutto predestinato? Queste sono le questioni di cui sono investiti i protagonisti del romanzo. Questo è l’impatto catastrofico che un segreto di quell’entità avrebbe sulla realtà: la perdita di ogni certezza e libertà. Solitamente in un romanzo di questo tipo non emergono spunti di carattere filosofico. Questo è un’eccezione, e nonostante non vengano approfonditi a dovere, bisogna dare atto all’autore di averli per lo meno sollevati.

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