Questa notte mi ha aperto gli occhi

Questa notte mi ha aperto gli occhi, terzo lavoro dell’inglese Jonathan Coe, è un’opera ben strutturata, ricca di suspance, che si dal principio pone il lettore sulla corda. È la storia di un ragazzo comune, con i problemi propri di ogni giovane ventenne, che si avventura, un po’ per caso, un po’ contro la propria volontà, nella ricerca di due assassini, testimone, lui stesso, dell’omicidio.
Musicista in erba, vorrebbe realizzarsi nel mondo della discografia; insegue i propri sogni ed è disposto ad abbandonare il suo gruppo, gli Alaska Factory, per cimentarsi in una nuova sfida, accettando di entrare in un gruppo a lui poco congeniale, ma in rampa di lancio. Sarà proprio questa scelta azzardata, viste le premesse, a fungere da preludio alle sue sventure. Un semplice incontro con il gruppo, in una casa abbandonata adibita a sala prove, due nani incappucciati, la fuga…

La periferia di Londra è il palcoscenico delle peripezie, musicali e non, del giovane William. Alle lunghe fughe notturne in cerca di rifugio sicuro, si intreccia virtuosamente la travagliata vita sentimentale del ragazzo. Ciò che lo accomuna alla sua ragazza, Madeline, è la passione per la musica, seppur i gusti musicali dei due siano diametralmente opposti. Deludente appare anche la vita strettamente sessuale, in quanto per la ragazza un semplice bacio è tutto ciò che è concesso, impossibile andare oltre.
È così che, vittima della monotonia nel rapporto di coppia – fatta solo di centellinate uscite serali poco soddisfacenti – William si invaghisce di un’attraente barista e comincia un corteggiamento anomalo, che lo porta ad inseguirla e spiarla sotto casa. Il corteggiamento comincia ad accostarsi contemporaneamente alla fuga e alle indagini, in un percorso che, all’insaputa del ragazzo, risulta circolare, in cui tutto è concatenato ed ogni persona, anche la più impensabile, è protagonista nel bene e nel male.

Coe, come è proprio nel suo stile di narratore, intreccia con grande maestria vicende diverse, risolte tutte in un unico percorso. Le premesse e il concatenarsi delle vicende, però, finiscono per deludere le aspettative del lettore. La conclusione, infatti, lascia l’amaro in bocca, pare affrettata e troppo forzata. Il giudizio globale resta comunque positivo, seppure il romanzo non regga il confronto con i successivi lavori dell’autore, decisamente più completi e maturi.

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