L’eleganza del riccio è la storia di due donne, di generazioni diverse, che impareranno a conoscersi, al di là delle apparenze, e si riconosceranno “anime simili”. L’intera vicenda si svolge all’interno di un facoltoso palazzo parigino, dove vive la dodicenne Paloma. La ragazzina ci appare cinica, pessimista e filosofa. Incapace di esprimere la propria frustrazione alla famiglia, Paloma progetta di suicidarsi con un’overdose di barbiturici. Il suo acume e la sua sensibilità la faranno imbattere in Renée, la portinaia, nella quale vedrà ciò che tutti gli altri ignorano, la vedrà per quello che è: donna di mezza età molto colta, sensibile alla bellezza del mondo. “L’eleganza del riccio”, così Paloma descrive Renée. Agli occhi altrui quest’ultima appare, e lo fa volontariamente, sciatta, sterile, poco curata e zitella, essenzialmente inadatta ad un ambiente come quello elitario del condominio parigino in cui è ambientato il romanzo. Sembra paradossale l’essere colti e mostrare l’esatto contrario, solitamente è la borghesia a voler falsamente ostentare una cultura che non ha. Ma, come ci dimostra la Barbery, anche i ceti bassi necessitano di fingere. Chi mai vorrebbe, nel proprio palazzo, una portinaia ben vestita, e con una cultura superiore alla propria? Chi mai sarebbe disposto a ritenersi inferiore, dal punto di vista intellettuale, a un proprio dipendente? Ecco che Renée, per mantenere il proprio lavoro, si trova a dover leggere di nascosto, sempre pronta a fingere di guardare qualche scialbo programma televisivo. Sarà l’arrivo di un nuovo condomino, il giapponese Kazuro, che movimenterà la situazione, intervenendo in aiuto della vera Renée, affinchè possa uscire dal suo anonimato.

La figura della donna è descritta in modo magistrale, la sua ironia e soprattutto autoironia non possono che farla amare; al contrario, la figura di Paloma risulta forzata. Com’è possibile che una bambina di dodici anni quotidianamente si cimenti in disquisizioni di filosofia? L’intelligenza fuori dal comune è accettabile, ma quella attribuita a Paloma è inverosimile. È forse credibile che una dodicenne disprezzi la sorella per il suo sterile studio della filosofia universitaria che non comporta alcun arricchimento a livello personale? Nonostante i dettagli sulla bambina, l’ironia di cui è intrisa l’intera narrazione, e le figure adulte, non possono che renderlo, se non un capolavoro, sicuramente un ottimo romanzo.

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