Andrea Dilillo ci presenta il suo primo libro.

Non ce la farò mai a scrivere un libro di Andrea Dilillo.

Non ce la farò mai a scrivere un libro

"Non ce la farò mai a scrivere un libro", Andrea Dilillo, Aletti, 2010

Quando mi è stato proposto di scrivere una recensione al mio libro per questo blog…mi sono trovato subito in difficoltà, dunque ho proposto un’ intervista e mi è stato chiesto, molto marzullianamente, di provare una cosa strana: pormi delle domande e darmi delle risposte. Il mio primo pensiero è stato che un’auto-intervista è come la masturbazione: bella se lo fai da solo, ma molto più bella se te lo fa qualcun altro, però ho voluto provare e questo ne è il risultato.

Intervistatore: Come mai hai deciso di scrivere un libro?

Intervistato: In realtà non l’ho ancora ben capito, era uno dei miei più grandi sogni scrivere un libro, in più penso per una strana forma di…esibizionismo colto. L’Italia non è un paese di grandi lettori, ma ho notato che, scrivere un libro, è una cosa ancora considerata socialmente figa. La gente ti dice “wow, hai scritto un libro?! Stupendo!”, poi magari non lo leggerà mai, però già il fatto che l’hai scritto ti da un non so che.

Intervistatore: Di cosa parla?

Intervistato: Riprendendo le parole che si trovano sul retro del volume Non ce la farò mai a scrivere un libro è il disperato tentativo di un ragazzo, poco più che ventenne, di riuscire a realizzare la sua prima opera letteraria. Tra guardoni estremi, pittori autolesionisti, eroici violentatori e tanti altri personaggi l’autore si troverà a spingersi sempre di più nell’assurdità dell’animo umano, tra follia e grottesca ironia, nella speranza di riuscire a raggiungere la sua ambita e forse impossibile meta.”

Intervistatore: Cosa vuol dire, nel 2011, per un ragazzo di 25 anni, scrivere un libro?

Intervistato: Vuol dire avere tanta pazienza, non aspettarsi nulla e cercare di viverla come un gioco. Per scriverlo tutto mi ci sono voluti due anni e un altro intero anno per pubblicarlo. Sono stati tre anni…eh, duri, soprattutto l’ultimo, un anno pieno di incazzature e di attese interminabili.

Intervistatore: Cosa ti ispira, quando scrivi?

Intervistato: Lo schifo! Quando ho cominciato a scrivere il libro lavoravo in una palestra, passavo là dentro otto ore al giorno, facevo il custode e mi occupavo anche delle pulizie. Dovevo pulire dalle ventitré a mezzanotte. Molte delle storie, sarà poco poetico,  sono maturate pulendo cessi o sentendomi attaccare perché i cessi non erano abbastanza puliti. Soprattutto all’ inizio, riuscivo a creare meglio quando ero disgustato o arrabbiato.

Intervistatore: Io l’ho letto il tuo libro…mi ha fatto schifo.

Intervistato: Ma tu sei un pirla, il tuo parere non conta!

Intervistatore: Cos’hai provato quando hai preso in mano la prima copia?

Intervistato: In realtà è strano, pensavo di mettermi a piangere ma mi sono trattenuto. Ancora oggi, questo libro, riesce a darmi, nel riscontro con gli altri, strane sensazioni. I primi a cui ne ho dato una copia sono stati i miei genitori e mio padre l’ha subito aperto ed ha letto ad alta voce la prima riga…per me è stata come una pugnalata. E’ stata una sensazione orribile, come se venissi messo a nudo con una brutalità sconcertante, non me lo aspettavo. Un’altra esperienza strana è stata passare una settimana in montagna con una quindicina di miei amici e vederli spesso leggerlo. Ogni volta che accadeva pensavo “Dove sarà arrivato? Cosa ne penserà? Gli starà piacendo?”, però quella settimana mi ha fatto bene ed ora…sono molto meno noioso quando so che qualcuno lo sta leggendo. Ci sono state anche molte esperienze belle però, persone che non sentivo da tempo che mi hanno scritto per sapere se era vero che avevo pubblicato un libro, persone che mi hanno dimostrato la loro stima e che si sono complimentate con me per l’opera. Forse una delle sensazioni più belle l’ho avuta regalandone una copia a Nicola Manzan (polistrumentista che collabora con molti gruppi e impegnato nel progetto Bologna Violenta) e sentendo il suo entusiasta “porca puttana, grazie!”.

Intervistatore: Ed ora?

Intervistato: Ed ora cosa?

Intervistatore: Cosa farai ora?

Intervistato: Al momento sto continuando a “lavorare” sui miei due progetti musicali (i Mi son tagliato con la carta e i Marta sui Brugola), sto progettando alcune presentazioni del libro e sto facendo diverse ricerche per iniziare a scrivere il secondo.

Intervistatore: Di cosa parlerà?

Intervistato: Per ora cambio idee più o meno tutti i giorni, le uniche cose di cui sono abbastanza sicuro sono il finale, il fatto che il protagonista balbetterà e che, molto probabilmente, sarà ambientato in un’Italia a una quindicina di anni da oggi.

Intervistatore: Se qualcuno volesse, per motivi che mi sfuggono, contattarti?

Intervistato: La mia e-mail è dili86@alice.it , se siete ragazze carine specificatelo nella e-mail ,così vi rispondo prima!

Intervistatore: Grazie per il tempo…dedicatoti!

Intervistato: Oh, grazie a…me!

Razioistinto

Secondo capitolo della ricerca di autori esordienti.  Ammetto che la piccola prefazione del nostro giovane autore mi ha strappato un sorriso. Te ne devo atto Lillo, in due è meglio, tuttavia trovo che anche parlare con se stessi a volte può essere interessante. Penso che la mia amica mentequivoca abbia dei ricordi in merito.
Non mi sento di aggiungere altro alla presentazione dell’autore che trovo molto singolare e gradevole. Spero che alla fine tu ti sia ricreduto.

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