"Ritratto in seppia", Isabel Allende, Feltrinelli

Con Ritratto in seppia, Isabel Allende conduce il lettore attraverso le traversie di un’importante famiglia cilena, delineandone una vera e propria epopea.
La protagonista della narrazione, Aurora, è una giovane che non ricorda nulla dei primi cinque anni della propria vita ed è perseguitata da incubi notturni, che non riesce a decifrare. Vittima di una situazione familiare molto complessa, si ritrova a passare i primi anni della sua infanzia con i nonni materni, a Chinatown, per essere poi affidata a Paulina del Valle, nonna materna e protagonista morale del romanzo. Se le fila della narrazione, infatti, ruotano intorno ad Aurora, è proprio la figura “mastodontica” di Paulina a troneggiare, per lo meno in due delle tre parti in cui il libro è suddiviso. Avida di potere e denaro, la matrona fiuta ogni possibile affare, cimentandosi, tra le altre cose, nella produzione vinicola e casearia.
La nipote Aurora, voce narrante, è protagonista di una crescita progressiva, dall’infanzia, all’adolescenza – periodo in cui scopre la passione per la fotografia, tanto da farne più di un hobby – fino alla maturità, contrassegnata dalla cocente delusione per un amore mai nato, seppur coronato col matrimonio.
In una narrazione complessa, con una suddivisione delle vicende piuttosto tortuosa, la Allende è stata in  grado di figurare i propri personaggi con grande maestria, ponendosi con occhio critico sulla realtà cilena di fine ottocento. C’è chi, come Severo del Valle, per difendere i propri diritti, si arruola nell’esercito e combatte in più occasioni, mettendo costantemente a repentaglio la propria vita, per salvare quella della patria cilena; o chi, come Nívea, lotta sin dalla gioventù per garantire i diritti alle donne, agognando il suffragio femminile e propagandando, in maniera illecita per il governo vigente, pamphlet reazionari.
Alle caratterizzazioni positive, la scrittrice cilena non manca di affiancare il negativo della società, non soltanto sudamericana, ma anche statunitense. Si pensi, a proposito, alla compravendita di giovani ragazze, poco più che bambine, importate dalla Cina per essere vendute nei vicoli malfamati di Chinatown.

La lettura può risultare accidentata e rallentata, per la necessità di soffermarsi sui particolari, ricollegando le fila della storia, ma soprattutto per assegnare ogni personaggio nella giusta collocazione della fitta genealogia proposta dalla Allende. Trattasi di un romanzo che può risultare ostico, specie se preso con leggerezza, ma che sa regalare emozioni, anche inaspettate, alla fine del proprio percorso.
Da segnalare che Ritratto in seppia, pur essendo il secondo libro di un’ideale trilogia (di cui fanno parte anche La figlia della fortuna e La casa degli spiriti) è un romanzo strutturato in maniera tale da non lasciare nulla in sospeso, risultando, pertanto, completo nella sua interezza.

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