Si può fareGenere: commedia

Regia: Giulio Manfredonia

Anno: 2008

Durata: 111 min.

Attori: Claudio Bisio (Nello), Anita Caprioli (Sara), Bebo Storti (Padella)

 

Nello è un sindacalista con il compito di dirigere il lavoro di una cooperativa formata da malati mentali. Dopo alcune difficoltà iniziali, decide che non è corretto affidare ai pazienti dei lavori inutili, solo per le loro evidenti difficoltà psichiche. Cogliendo la creatività in alcuni di loro, e l’impegno da parte di altri, viene a creare una squadra di posatori di parquet. In poco tempo quella che nasce come cooperativa pone le basi per diventare una piccola, ma organizzata, azienda. L’impatto dei pazienti con la realtà, però, porta a delle spiacevoli ed inaspettate conseguenze…

Ispirato alla nascita delle prime cooperative sociali all’inizio degli anni ottanta, il film propone una visione disincantata del mondo della disabilità mentale. Le personalità dei vari pazienti e le loro difficoltà sono rappresentate con precisione, talvolta con scene piuttosto crude, per non ricreare, con ottica distorta, la realtà di un mondo percepito con troppa distanza dalle persone “normali”. Inevitabile, però, è la sdrammatizzazione che il regista cerca di attuare nel corso del film, lasciando ampio spazio – trattandosi di una commedia – a sipari che strappano un sorriso e al contempo danno occasione di riflettere. In quest’ottica, i tratti caratteristici dei protagonisti vengono quasi caricaturati, seppur resi ineccepibili, nella loro parvenza di realtà, da interpretazioni molto azzeccate.
Pare giusto sottolineare le capacità e rendere onore al merito dei pazienti, ma è la stessa chiusa del film che funge da puntualizzazione: per quanto si possa rivalutare un malato mentale, non è pensabile integrarlo in un mondo di per se stesso malato. La fragilità che contraddistingue i protagonisti del film, infatti, non è adatta a sopportare le difficoltà di una vita comune. Ciò che ha davvero importanza, ed è questo che il film vuole sottolineare, è la necessità di rivalutare le possibilità che si possono offrire ai disturbati, rendendoli utili, senza però esporli a situazioni ed emozioni ulteriormente destabilizzanti.

 

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