"Igiene dell'assassino", Amélie Nothomb, Guanda, 2010

Prétextat Tach è un romanziere premio Nobel per la letteratura, e sta morendo. Nessuno l’hai mai intervistato, e questo, dunque, sembra essere il momento adatto. Si succedono cinque giornalisti: i primi quattro vengono umiliati e cacciati in malo modo dal letterato; la quinta, l’unica donna e l’unica ad aver letto i libri di Tach, riuscirà a conquistare la sua fiducia. L’intervista, però, si rivela essere un pretesto per far emergere un segreto, sepolto molti anni prima…

Igiene dell’assassino è un irriverente romanzo, opera prima di Amélie Nothomb, strutturato integralmente in forma dialogica. Vertice intorno a cui gira l’intera vicenda è Prètextat Tach, scrittore di cui il mondo non sa nulla dal punto di vista privato. La caratterizzazione dei personaggi è il punto forte dell’opera. Definire il premio Nobel maleducato è un eufemismo: ripugnante sotto ogni punto di vista, sembra essere più adatto. Tach è un vecchio burbero ciccione, misantropo senza possibilità di redenzione che non si lascia sfuggire occasione per umiliare, anche in modi volgari, i suoi interlocutori. Le sue sviluppatissime capacità logiche e linguistiche, unite al suo odio per l’essere umano, non lasciano scampo: con ragionamenti spesso inconcepibili, distrugge sia professionalmente che personalmente chiunque gli capiti a tiro. La forza della giornalista risiede nella sua capacità di tenergli testa e di conoscerlo a tal punto che diviene impossibile, allo scrittore, mentire e prevaricare su di lei. Tach si ritrova così a metterla alla prova, esasperando a tal punto il suo vocabolario e i suoi concetti, da alternare scene grottesche ad altre nauseanti. I suoi tentativi falliscono, ed è lei che comincia a prendere in mano le redini della situazione conducendo Tach, e il lettore con lui, in un passato che, forse, era meglio rimanesse tale. Il comportamento del romanziere non è altro che lo specchio di ciò che avvenne molti anni prima, rivelazione che è, se possibile, ancora più raccapricciante dei suoi atteggiamenti. Il finale, in linea con il resto del libro, riserva un piccolo colpo di scena che non deluderà chi ha apprezzato il dialogo.

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