"Molto forte, incredibilmente vicino", Jonathan Safran Foer, Guanda

È l’11 settembre 2001. Tra le quasi 3000 persone morte durante l’attacco terroristico vi è il padre di Oskar Schell, un bambino di 9 anni. Un giorno, tra le cose del padre, il bambino trova una busta con all’interno una chiave e un’unica indicazione: Black. Potrebbe essere solo un colore, ma non è da escludere sia un cognome. Ecco che a Oskar non resta che scoprire chi sia questo Black e quale serratura apra la chiave. Ci troviamo, dunque, immersi nelle indagini del ragazzino, il quale, tra una menzogna alla madre e un’invenzione, setaccerà le strade di New York in cerca dell’uomo che potrà svelargli il mistero della chiave, e raccontargli qualcosa del padre scomparso.

Oskar è un bambino molto più sveglio e maturo, forse troppo, rispetto a quelli della sua età: il suo libro preferito è Dal big bang ai buchi neri di Stephen Hawking, la sua passione è creare invenzioni, e il suo linguaggio e i suoi pensieri sono al limite dell’irriverenza. Tutto questo viene però a scontrarsi con la sua fragilità di bambino, cui manca terribilmente il padre e la cui madre non riesce a colmare il vuoto. Ecco che la migliore amica di Oskar, nonché l’unica persona in grado di capirlo, è la nonna paterna che vive nel palazzo di fronte. È proprio quest’ultima ad essere il secondo grande enigma del romanzo. Scopriamo gradualmente la vita della nonna, e con essa quella dell’ignoto nonno, grazie alle giovanili lettere d’amore tra lei e il marito, che intervallano la narrazione principale.

Commovente è l’aggettivo più adeguato per descrivere il secondo e, al momento, ultimo romanzo del giovane scrittore Foer. Sì perché il tragico attentato dell’11 settembre visto attraverso gli occhi di un bambino rimasto orfano di padre, non può che commuovere. L’autore riesce a esprimere in modo semplice la disperazione che accompagna un evento di tale portata. Una semplicità, però, che non è sinonimo di semplicistico, bensì di autentico, fresco, genuino. Una semplicità scevra di altezzosi e arroganti tentativi di comprendere qualcosa che non può essere compreso, se non vivendolo in prima persona. Quello che fa l’autore è rendere l’evento che ha scosso il mondo intero attraverso un linguaggio limpido, ironico, leggero, non, però, irridendolo, ma, al contrario, sottolineandone l’aspetto catastrofico.

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