"La tredicesima storia", Diane Setterfield, Mondadori, 2008

C’era una volta una casa infestata dai fantasmi… c’erano una volta due gemelle. Questa è l’essenza de La tredicesima storia di Diane Setterfield, ed è anche l’essenza della vita di Vida Winter, carismatica e solitaria scrittrice ormai arrivata alla fine della sua vita. Un’ultima cosa le resta da fare: raccontare quello che tutto il mondo ormai dispera di conoscere, la verità. Ecco che viene a delinearsi il ruolo fondamentale di Margareth Lea, libraia ingaggiata dalla scrittrice come sua biografa. Il lettore si trova così immerso in un bizzarro e malinconico passato, le cui fila possono essere tirate solo nel presente.

Ben lungi dall’essere un capolavoro, l’opera prima di Diane Setterfield risulta un romanzo davvero ben congegnato. Incentrato sul tema del rapporto gemellare, La tredicesima storia, è un intreccio di passato e presente, di due donne di generazioni diverse che imparano a conoscere se stesse attraverso l’altra. Entrambe private della gemella desiderata, le due protagoniste sono costrette a condividerne il dolore, imparando così a convivere con la perdita. L’unica, e non indifferente, pecca del romanzo è la tendenza della giovane biografa a cadere nel melodrammatico, accompagnata da scialbe e superflue visioni della sorella morta. Per il resto la narrazione prosegue piacevolmente. Ed è il carattere a tratti mistico e surreale del racconto che maggiormente ammalia. Le descrizioni, a volte un po’ noiose, non impediscono alle parole di intrappolare letteralmente il lettore. Appena entrati a far parte della vita di Adeline e Emmeline, non se ne può più fare a meno. Si viene lentamente risucchiati in un vortice di strani personaggi e misteriosi accadimenti, e quando si pensa di esserne venuti a capo entra in gioco l’autrice con un riuscitissimo colpo di scena. Non bisogna mai perdere di vista il libro che a più riprese compare nella storia, Jane Eyre, perché è proprio questo il bandolo della matassa, e con esso l’intreccio secondario che si cela dietro a fatti apparentemente insignificanti. Sì perché sono le fugaci visioni, i riflessi, gli inspiegabili furti e i pavimenti che scricchiolano a costituire la vera storia.

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