"La libreria del buon romanzo", Laurence Cossé, Edizioni e/o

Molte persone amano i libri. Il cerchio si restringe se consideriamo coloro per i quali leggere è come respirare. Chi tra questi non ha mai sognato di aprire una libreria? Ed è proprio questo ciò che decidono di fare l’italiana Francesca Aldo-Valbelli, infelice ereditiera, e il francese Ivan Georg, libraio di professione. Ma la loro non sarà una libreria qualsiasi, come dice il nome – Al Buon Romanzo – il negozio venderà solo romanzi di qualità. Ma come è prevedibile, non tutti amano le nicchie elitarie, soprattutto se vi si viene esclusi. Ecco che fin dai primi giorni la libreria sarà oggetto di attacchi di vario genere, dai più innocui ai più pericolosi.

Il romanzo è un tuffo nel fantastico mondo letterario del bibliotecario. Per chi ama la lettura, sia la copertina che il titolo sono irresistibili. L’idea stessa di una libreria che bandisce i best sellers, le copie dell’ultimo polpettone commerciale e ogni novità stagionale se non attentamente valutata, non può che essere seducente. E la prima metà del libro di certo non delude le aspettative. Si è subito immersi nei piccoli “problemi” che una libreria di questo tipo inevitabilmente comporta: quali sono i libri da scartare e quanti quelli da mettere in vendita, chi sarà a decidere quali sono buoni romanzi, come pubblicizzare l’attività. Il tutto intervallato dai titoli dei maggiori romanzi di ogni tempo sparsi qua e là. È il sogno di ogni lettore che si avvera. La seconda parte del romanzo, però, perde un po’ di smalto. L’immagine della libreria perfetta è oscurata dagli strani “incidenti” che compongono la parte “gialla” del romanzo. Il piacere di credere all’esistenza di una libreria in cui qualsiasi cosa si acquisti sarà sicuramente di valore, viene gradualmente scacciata da una fin troppo prolissa catena di eventi drammatici. Il romanzo nel complesso risulta una piacevole lettura estiva che però non ha nessuna speranza di annoverare copie al Buon Romanzo.

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