"Lolita", Vladimir Nabokov, Adelphi, 1993

Un po’ incestuoso. Apparentemente perverso. Considerato amorale. Specie se si considera che Lolita di Vladimir Nabokov è stato pubblicato per la prima volta nel 1955, dopo complicatissime vicende editoriali, perché il suo contenuto all’epoca era ritenuto troppo scabroso.

H.H., professore annoiato dalla vita, si innamora di Dolores – per lui semplicemente Lolita – figlia della propria pensionante. Vinto dal perverso piacere di stare accanto alla giovane, di soli tredici anni, ne sposa la madre. L’uscita di scena di quest’ultima porterà H. ad un viaggio ininterrotto attraverso l’America, in compagnia di Dolores, la sua “ninfetta”, della quale abuserà più volte, pur essendo lei più che consenziente, e dalla quale sarà schernito ed abbandonato.

Il tema della pedofilia viene trattato dall’autore con un linguaggio sobrio, spesso pacato, senza eccedere mai in volgarismi, che avrebbero probabilmente reso ancora più complesso il processo di pubblicazione del romanzo.
Ad una prima parte focalizzata a più riprese sulla psicologia del professor Humbert, sulle proprie turbe e perversioni, ne segue una alla quale agli aspetti già trattati si somma una vicenda che ha delle componenti spesso avventurose: l’estenuante pellegrinare di città in città, da uno stato all’altro dell’America, senza avere il benché minimo punto di riferimento; la paura di essere scoperti; una misteriosa figura che pare inseguire i due fuggiaschi; la risoluzione della vicenda, in un finale da thriller. Ciò che colpisce del romanzo è proprio questo.
La capacità dell’autore di variegare la propria narrazione, amalgamando il dinamismo dell’azione alla staticità riflessiva che sta alla base dei pensieri del protagonista principale. Alternando alle rivelazioni e considerazioni sull’orientamento sessuale di H.H., riflessioni sulla sofferenza e la morte – si veda ad esempio la triste storia di Jean Farlow, prima malata e poi deceduta.

Bollare Lolita come romanzo perverso, scredita sin troppo l’opera di Nabokov, che è stato in grado con estrema bravura di far affiorare le caratteristiche e le turbe di una mente sessualmente deviata. Accettando sin dal principio le critiche che gli sarebbero piovute addosso in seguito alla prima pubblicazione.

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