"La passione secondo Thérèse", Daniel Pennac, Feltrinelli

Ultimo romanzo dell’esalogia “malaussèniana”, La passione secondo Thérèse ha come protagonista la diafana sorella del più celebre capro espiatorio della letteratura contemporanea, Benjamin Malaussène. La giovane veggente della famiglia, Thérèse, sta per sposarsi con il conte Marie-Colbert de Roberval. Come in ogni matrimonio che riguardi la tribù Malaussène non si può stare troppo tranquilli, e il primo ad essere in agitazione è Benjamin, memore dei precedenti che lo videro accusato di omicidio proprio nei confronti del neo-marito di una delle sorelle. Questa volta però toccherà a qualcun altro svolgere il ruolo di capro espiatorio…

La lettura del romanzo scorre agevole per tutta la narrazione, ciò che, però, emerge in modo evidente fin dalle prime pagine è la perdita di mordente che caratterizza lo stile dell’autore. Proprio nell’opera che dovrebbe suggellare il ciclo Malaussène, consacrandolo all’olimpo della letteratura, l’autore perde in forza ironica e immaginativa, i punti forti di tutta l’esalogia. La cerulea e cupa Thérèse cui siamo abituati è evaporata in una nuvoletta rosa di amore e allegria: trascorre il tempo sorridendo e abbandona definitivamente ciò che la distingueva da ogni altro componente della famiglia, l’astrologia. Nel succedersi degli eventi molti personaggi sembrano dimenticati, e molti altri appaiono inadeguati, come se non adempiessero al loro usuale ruolo. Ecco che Julie, presenza costante in tutti i libri, quasi scompare dalla scena, per la lasciare il posto a un poco sarcastico Benjamin che manca al suo ruolo più proprio: quello di capro espiatorio. È un duplice tradimento quello del protagonista: sia nel lavoro, dal quale viene licenziato, sia nella vita, Benjamin non fa il proprio dovere, non svolge la parte per cui i lettori l’hanno amato. Anche la risoluzione degli eventi non soddisfa, le bizzarre trovate dell’autore, sempre apprezzate, risultano qui un po’ forzate e inadeguate. Un po’ sottotono, insomma, il Pennac di questo romanzo, che sembra essersi dimenticato di chi stava narrando le vicende.

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