"L'uomo duplicato", Josè Saramago, Feltrinelli, 2010

Tertulliano Maximo Afonso è un professore di storia, conduce una vita ordinaria e tutto il suo mondo ruota attorno alla sua professione. Trascura la fidanzata e legge libroni sulle civiltà mesopotamiche.
Daniel Santa Clara è un attoruncolo in produzioni cinematografiche di seconda serie; unico sogno quello di aumentare progressivamente il numero di battute da recitare nei film a cui prende parte.
Apparentemente diversi, i due sono assolutamente identici fisicamente, due gocce d’acque. Spiegazioni plausibili non sembrano essercene. Chi è il clone di chi? Anche il riscontro – confronto anagrafico dimostra l’oscurità della faccenda..

Nella prima parte del libro sono i dialoghi tra Tertulliano e il suo “senso comune” ad appassionare il lettore. Le preoccupazioni di Tertulliano vengono scandagliate in maniera molto precisa. Emergono l’ansia e l’agitazione per una situazione anomala, che non pensava potesse mai verificarsi. È proprio il nostro professore di storia a scoprire di non essere il solo ad abitare il “suo” corpo, dopo aver visionato una pellicola consigliatagli dal collega di matematica, conscio delle rivelazioni che in quel film erano contenute.
La seconda parte è invece caratterizzata dal piacere sadico di Daniel Santa Clara – che si scoprirà essere solo un nome d’arte – di approfittare delle debolezze del “gemello”, per girare a proprio vantaggio talune situazioni. La bonaria preoccupazione viene perciò a cozzare con la cattiveria dissennata.

Josè Saramago sceglie di dare un’impronta stilistica ben definita al suo romanzo. Il linguaggio, così come l’articolazione sintattica sono spesso tendenti a forme di aulismo poco comuni nella narrattiva moderna. Il contenuto, a dispetto di ciò, è assolutamente coinvolgente, narrato con linearità cronologica, senza elaborare troppo l’intreccio. Pecca evidente è stata la scelta di trascrivere i dialoghi come un lungo continuum, senza mettere in evidenza “chi-dice-cosa”, lasciando al lettore l’onere di capirlo.
Se ne consiglia di certo la lettura, ma non a chi sia in cerca di un romanzo tranquillo, senza grosse pretese.

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