"Le correzioni", Jonathan Franzen, Einaudi, 2010

Le Correzioni di Jonathan Franzen delineano con scrupoloso dettaglio il susseguirsi delle vicende di una famiglia americana, ritratto preciso delle abitudini e della ricerca del giusto – di correggere, appunto, le abitudini e i comportamenti devianti – negli anni post-bellici.

Enid e Alfred sono i due capo famiglia – riservata e scrupolosa la prima, burbero e sciatto il secondo – che con metodi a volte insoliti cercano di impostare i propri figli, condurli a decisioni corrette e a comportamenti consoni sin dalla tenera infanzia, per non deviarli dal giusto. I risultati, però, non saranno incoraggianti…

La narrazione si sviluppa per digressioni successive: al progredire delle vite dei tre figli – tra litigi, separazioni, crisi economiche, speranze e pianti – si intrecciano spaccati di vita passata significativi, a volte dei genitori, a volte dei figli; senza dimenticare gli aneddoti sulle famiglie del paese – St. Jude – tra invidie nascoste e mai sopite e rapporti di finta amicizia.
Ciò che con il fluire degli anni non cambia è la continua, estenuante e a volte frustrante preoccupazione di Enid: troppo pretenziosa, sempre alla ricerca del meglio per sé, per il marito, per i propri figli. Ma quel che è davvero in grado di cogliere non è altro se non la continua ed indissolubile speranza che la porta, in età avanzata, a frenare poco prima del baratro.

Un romanzo scritto con grande sapienza compositiva, ottima ricerca del ritmo e stile medio-alto. Un’opera da leggere e conservare nella memoria, perché anche da ipotetici sbagli altrui, anche se fittizi e letterariamente impostati, è lecito imparare.

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