"Le città invisibili", Italo Calvino, Mondadori, 2011

Le città invisibili di Italo Calvino è un romanzo fortemente improntato sulla scrittura combinatoria e labirintica portata in auge da Raymond Queneau. L’opera non ha lo scopo di narrare una storia, tutt’altro: obiettivo principe dell’autore è quello di delineare il particolare rapporto che sussiste tra individuo e città e tra città e città.

Protagonista del viaggio immaginario tra le varie città dell’impero è Marco Polo, che alla corte del grande Kublai Khan racconta le proprie avventure all’imperatore mongolo, ora a gesti, ora mostrando reperti di viaggio, e solo successivamente a parole, vista la sua deficienza linguistica. Il suo narrare si districa attraverso i resoconti di viaggio in 55 diverse località, che presentano tutte nomi di origine o derivazione classico – antica. Le città sono per l’appunto ‘invisibili’, non sono distinguibili ad occhio nudo, in quanto nella realtà dei fatti non esistono; sono mere invenzioni di Marco Polo, che con sagacia ed ingegno cerca di aprire gli occhi al Khan, indirizzandolo verso un’amministrazione dei propri possedimenti più oculata ed intraprendente. Ma invisibili sono anche i rapporti che legano le località stesse: non sussistono legami evidenti, in virtù della loro compiutezza, che le restringe a comunità conchiuse, le quali non necessitano di rapporti e comunicazioni provenienti da oltre i propri confini.

Il gusto fortemente combinatorio messo in atto da Calvino si apprezza in maniera evidente nella struttura scheletrica del romanzo; organizzato in nove capitoli, ciascuno di essi è suddiviso in numerosi brevi paragrafi, che difficilmente superano le due cartelle di lunghezza. In ogni sezione vi sono intrecci che rimandano a sezioni precedenti o successive, tant’è vero che in ogni capitolo sono presenti i paragrafi ‘La città e il nome’, ‘La città e il desiderio’, ‘La città e gli scambi’…ecc. Sono poi i brevi dialoghi tra Polo e l’imperatore a garantire un’effettiva comprensione del testo, che altrimenti risulterebbe essere una semplice accozzaglia di bozzetti e di macchie impressionistiche.

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