"Memorie di una Geisha", Arthur Golden, TEA

Sono gli anni ’30 in un piccolo paesino giapponese di nome Yoroido, ed è qui che ha inizio Memorie di una Geisha di Arthur Golden; ed è anche il posto e il luogo in cui nacque quella che diventò la più famosa geisha di tutto il Giappone, nata Chiyo e conosciuta come Sayuri. Venduta dal padre, Chiyo passerà dalla povera ma tranquilla e libera vita di compagna, alla frenetica e rigida disciplina richiesta negli okiya – le case in cui vivono le geishe – del famoso quartiere Gion di Kyoto. È a questo punto che il romanzo ha veramente inizio, con le dettagliate e precise descrizioni della vita di una Geisha, dalla sua istruzione, al suo vestiario e trucco, passando per le sue mansioni all’interno dell’okiya. Immerso nella splendida celebrazione che il libro fa di un’epoca e di uno stile di vita ormai quasi scomparsi, il lettore conoscerà quali sono le gratificazioni e i successi che l’essere geisha fornisce, ma anche i doveri e soprattutto i severi divieti che tale condizione comporta.

Il motivo del grande successo che Memorie di una Geisha ha riscontrato e tuttora riscontra risiede sicuramente nei dieci anni di ricerca occorsi all’autore per redigere il romanzo; anni che hanno contribuito ad evocare in modo impetuoso e diretto l’atmosfera del tempo e, in maniera decisiva a particolareggiare e a descrivere fedelmente la vita e le abitudini di quelle strane creature chiamate geishe. Ed è proprio questa ricchezza di dettagli che viene maggiormente apprezzata dal lettore, in quanto è ciò che consente di comprendere una cultura così lontana ed esotica come quella vissuta all’interno degli okiya giapponesi.
La controversia più aspra riguardo al libro concerne il disperato ed evidente tentativo da parte dell’autore di demistificare il ruolo delle geishe, facendole apparire per quello che sono, artiste e non prostitute d’alto borgo, come spesso da questa parte di mondo si crede; ma questo sforzo finisce per non riuscire pienamente, mantenendo l’ambiguità che ruota intorno a queste quasi mitologiche figure.
Infine, lo stile limpido e lineare di Golden è ciò che consente una grande fruibilità da parte dei lettori, ma è anche, forse, l’unica pecca del romanzo: la scrittura occidentale non coglie appieno – o per lo meno non riesce a rendere in modo efficace – tutte le sfumature di una storia e, con essa, di uno stile di vita che si presentano come delicati e unici, e che, in quanto tali, chiamano a gran voce una prosa capace di decantarli, come quella orientale, e quella nipponica in particolare.

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