"Re-birth", Aura Conte, Edizioni il Pavone, 2009

Aura Conte, classe ’83, scrittrice, appassionata di musica, fotografia, arte… che cosa significa scrivere un libro?

Mi sono posta diverse volte la stessa domanda. Penso che scrittori si nasce anche se non ce ne rendiamo conto, è un lato nascosto della natura umana, la concezione del mondo per chi scrive si manifesta da piccoli con una forte passione e fantasia, quindi diventare scrittori è impossibile poiché asettico, una forzatura alla fantasia. Per me scrivere è mettere su carta la storia di una esistenza che ha stimolato la mia curiosità.

Facciamo finta che io sia un lettore che punta solo sui “grossi nomi” e che dunque non ti conosca. Perché dovrei leggere un tuo libro?

Perché il 90% dei libri pubblicati da grossi nomi è solo uno “scopiazzare” dai grandi del passato per guadagnare moneta, tante cover come nella musica, gli scrittori indipendenti non hanno bisogno di scopiazzare visto che sono consapevoli che vivono quest’arte per amore. I miei libri sono di diverso genere, pieni di colpi di scena e con un buon senso dell’umorismo spontaneo.

Cosa ha ispirato la saga horror-fantasy “Purpureo”? Senza anticipare troppo ai tuoi futuri lettori, di cosa parla?

Ho sempre scritto sin da piccolissima, durante la mia adolescenza avevo questo momento molto “Buffy” così ho scritto un piccolo ebook stile sceneggiatura chiamato “Cassandra e la maledizione dell’Ippogrifo”, tra magia, demoni e vampiri ma non riuscendo a unire alcune idee ho buttato giù la scaletta di Re-Birth e qualche pagina che ho ripreso subito dopo essermi diplomata nel 2002. È un fantasy sui vampiri tradizionali molto legato alla storia, sia dei personaggi che quella reale, visto che esso è una forma di conseguenza di tanti eventi accaduti nel passato di tutti protagonisti, che nel primo libro s’incontrano e da questo punto cercano di proseguire insieme. Ogni persona menzionata ha un ruolo ben preciso all’interno della saga. Il primo testo Re-Birth è diviso in 3 parti anche per questo motivo, una forma di crescendo e di maturazione alla ricerca della verità. Non è la solita tipologia di saga fantasy che vediamo per ora, i protagonisti hanno grandi difetti, non esiste la perfezione ma l’indipendenza, vi è odio, sangue, dolore, crescita e lotta.

Leggendo qualche tuo estratto in Internet, mi pare di capire che ti piaccia adottare uno stile che definirei “immediato”, fatto spesso di troncamenti, frasi spezzate e concitate. Segui uno schema mentale nello strutturare frasi e periodi o fai fluire le parole e a posteriori consideri la forma?

Seguo uno schema mentale ben preciso quando faccio certi troncamenti, però ho capito solo di recente che questo è lo stile in cui mi piace scrivere. Sono una lettrice accanita ma odio la categoria scrittori prolissi che si soffermano troppo su uno scenario, il lettore ha bisogno di una media res, deve riuscire a immedesimarsi nella storia nel minor tempo possibile e allo stesso tempo sognare, quando scrivi troppo, molto spesso, non offri tale opportunità. Il lettore deve sognare e per farlo deve essere il primo protagonista del libro. Un testo deve essere ritmico, scandito da un metronomo, ogni frase ha i suoi tempi.

Da uno a dieci, scrivere sul web per cercare di diffondere la tua creatività, quanta importanza ha avuto per formare la scrittrice che sei oggi?

10. Internet ti aiuta a esprimere il tuo vero io, se tu ami qualcosa o qualcuno ti offre l’opportunità di comunicare al 100% a riguardo, mi trovo molto spesso a fare questo tipo di discussione con quelli che pensano vi sia ancora una differenza tra reale e virtuale, ma da quando ci sono i social networks è una linea di demarcazione totalmente abbattuta. Comunicare per uno scrittore è tutto, quindi un mezzo come il web è un miracolo, aiuta per diffondere ciò che sei come scrittore ma anche essere umano, come vuoi essere visto agli occhi altrui e la solitudine è abbattuta, perché siamo tanti a questo mondo, quindi ci sarà di sicuro qualcuno lì fuori a cui piace ciò che scrivi, leggere lo stesso genere e vivere come vivi tu.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

"Parole indipendenti"

Dipende. Conosco i costi che ci vogliono per realizzare un testo cartaceo in Italia, ma la maggior parte degli editori indipendenti sono costretti a chiedere un contributo se non vogliono chiudere l’attività, il problema è che molti ne approfittano aumentando in maniera folle i prezzi per la pubblicazione e lo trovo infame. Pagare non offre sicurezze, ho sentito storie assurde di persone che pagano per essere pubblicati e dopo qualche mese sono costretti a comprare le copie invendute quindi spendere nuovamente soldi. Molti scrittori non si rendono conto che essere pubblicati è solo l’inizio, nessuno può assicurarti le vendite, quindi perché pagare senza assicurazioni? Se vuoi buttare i soldi fallo ma poi non lamentarti.

Parole Indipendenti è un progetto editoriale da te ideato in collaborazione con Edizioni il Pavone e Iside Onlus. Ce nepuoi parlare brevemente?

È stata un’idea arrivata dal nulla leggendo dei messaggi su twitter, quando la casa editrice Edizioni Il Pavone, fondata su mia idea, era agli albori. Centinaia di ragazzi e ragazze passavano la loro giornata promuovendo gruppi musicali, occuparsi di grafica e scrivere per ore. Così ho pensato di unirli insieme. Ma il mio scopo principale era non farli pagare e al tempo stesso farli conoscere ovunque, dare lo spazio a scrittori, grafici e futuri esperti di marketing di essere se stessi e guadagnare un compenso affine. L’unico modo che ho trovato erano gli ebook, ancora poco conosciuti in Italia durante Marzo 2010, ora sono di moda l’iPad, l’eReader e il Tablet. Il progetto è molto semplice ogni scrittore deve vendere 100 copie del suo testo in formato ebook (noi siamo presenti in tutti i maggiori stores online da IBS a Libreria Rizzoli, quindi ha un largo raggio di azione, nonché disponibili online quasi 7 giorni su 7), successivamente ha la possibilità di essere pubblicato in cartaceo oppure continuare in versione ebook e su ogni testo venduto guadagna un compenso sin dalla prima copia venduta.

Quali sono i pro e, se ci sono, i contro di tale progetto?

Senza giri di parole penso che sia l’ignoranza e il rifiuto “per moda” di odiare le nuove tecnologie, internet o l’evoluzione. Rifiuto del tutto stupido perché il primo a farne le spese sei tu.

Pubblicare con una grande casa editrice sarebbe per te…

Inutile. Mi taglierebbe le ali della libertà che ho adesso da indipendente e poi posso sempre portare avanti il progetto Parole Indipendenti con un mio testo se questo attira lettori. Certo avrei maggiore pubblicità con una mayor ma troppi compromessi, non sono qualcuno che scende a patti su ciò che amo. Preferisco essere indie e me stessa.

Quando è nato il tuo processo di formazione letteraria? Quali generi ed autori lo hanno alimentato?

Da piccola ero una sorta di bambina mostro che leggeva centinaia di fiabe e le piaceva andare a teatro per vedere cose noiose tratte da opere altrettanto tali. Così a 7/8 anni mi sono trovata a leggere il Re Lear di Shakespeare dopo averlo visto in teatro, penso che quello sia stato il primo vero autore che mi ha influenzato, vi era passione, fantasia, idee uniche. Stephen King, Sun Tzu, Dante, Omero, Jane Austen, scrittori classici per lo più.

Hai avuto un qualche tipo di sostegno alla scrittura, o sei in tutto e per tutto autodidatta?

Ho lottato… Volevo far la scrittrice già a poche ore di vita rubando la penna al medico e sono cresciuta avendo le idee chiarissime a riguardo, ma per fare ciò dovevo studiare in modo serio in scuole rigide. Sono stata fortunata perché i miei genitori non mi hanno imposto un percorso di studi o carriera, ma per il resto il sostegno è stato poco perché scuole rigide e serie, come il liceo classico, offrono molto spesso un blocco alla fantasia dei ragazzi basandosi più sulla forma che la riflessione. Però sapevo cosa stavo facendo quindi mi lamento con dei limiti. Qualsiasi cosa mi venisse detta su un tema sbagliato, incassavo il colpo, tornavo a casa e scrivevo un mio libro lontano da argomenti imposti. All’università è ovviamente stato tutto differente. Il sostegno è arrivato da tanti amici e conoscenti che lentamente, quando ho diffuso le mie storie via web o in fogli spillati A4, mi chiedevano sempre il seguito.

Vista la tua esperienza potrei farti moltissime altre domande. Concludo chiedendoti se hai qualche consiglio da dare agli amanti della scrittura che tengono chiusi a chiave i propri scritti, forse per paura, forse per disillusione.

Che se la disillusione e la paura sono dovute a delle insicurezze indotte dalla vita o persone, dovrebbero dar un bel calcio nelle parti basse e lottare per ciò che vogliono essere nella loro vita, scrittori in questo caso. Aprite il cassetto, uscite fuori i testi e leggete cento volte correggendo fin quando non è perfetto, poi trovate un modo per diffonderlo. Basta dubbi.

Lo staff di Elasticamente ti ringrazia per la tua disponibilità; un saluto ed in bocca al lupo per tutto!

Crepi il lupo e grazie a voi!

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