"Ultimi quaranta secondi della storia del mondo", Stefano Santarsiere, AbelBooks, 2011

Stefano Santarsiere, scrittore, vincitore del premio “Casa Sanremo Writers 2012” con Ultimi quaranta secondi della storia del mondo. Di cosa parla, in breve, il tuo romanzo?

 Si tratta di un thriller ambientato nei paesi della Basilicata, una regione suggestiva ma poco conosciuta. Si apre con l’omicidio di un prete, una morte venata di aspetti rituali, del tutto sorprendente in un ambiente in apparenza quieto. Ma intorno al dramma si sviluppano vicende personali che rivelano come la realtà nascosta del paese sia tutto, meno che innocua. Una sorta di ‘congiura degli innocenti’ che vede coinvolti un insegnante vedovo, una praticante di magia bianca, un giovane di ritorno dalla città, un ricercatore, una coppia di giornalisti spregiudicati e naturalmente il commissario di pubblica sicurezza, Antonio Sparagno. Sullo sfondo, un mondo permeato di fervore religioso non sempre ‘ortodosso’, e una madonna nera oggetto di ambigue venerazioni.

Il romanzo appare congegnato nei minimi particolari, i blocchi delle vicende scorrono paralleli, per poi cocciare l’uno con l’altro, intersecandosi. Quanto è stato difficile riuscire a far quadrare tutta la vicenda?

 E’ stato difficile ma anche esaltante. Ogni volta che i blocchi si allacciavano tra essi, si accendeva nuova energia narrativa e lo scrivere subiva un’accelerazione. Anche se mi piace sperimentare formule sempre nuove, un giorno riprenderò l’architettura di Ultimi perché è divertente per lo scrittore e – spero – intrigante per chi legge. Sotto questo aspetto posso dirti che il modello di partenza è stato ‘Il 42° parallelo’ di Dos Passos.

Leggendo la tua opera, ci si addentra in un mondo mistico e religioso. Quanto è durato il lavoro di ricerca, e che importanza ha avuto al fine della stesura del romanzo?

Ho cercato di calare questi argomenti nel quotidiano dei personaggi e nel loro vissuto, mescolando aspetti di forte realismo con altri di natura mistica. La ricerca è stata molto complessa soprattutto per questo: dovevo cercare gli elementi funzionali a questo approccio, che privilegia una sorta di positivismo rispetto all’aura esoterica. Volevo insomma un conflitto tra la razionalità e il soprannaturale, dove la prima tenta costantemente di assorbire il secondo. Credo che una parte importante del motore narrativo del romanzo risieda nello stupore dei protagonisti dinanzi all’inaspettato, e nel processo di elaborazione concettuale che essi tentano dinanzi alle scoperte che avvengono lungo il cammino. Quindi non mi sono accontentato di citare oscure fonti, ho raccontato i meccanismi rituali da un punto di vista antropologico e storico. E’ stata questa la sfida principale.

Si dice che lo scrittore abbia la tendenza a trasferire diversi tratti della propria personalità nei personaggi che crea. Qual è il personaggio al quale ti senti più vicino, e perché?

 Forse Roberto, il ragazzo che torna in paese per ritrovare il suo passato. Ma in generale c’è qualcosa di me in tutti loro, perfino nel giornalista – non propriamente un brav’uomo.

Perché un lettore che non conosce la tua opera, dovrebbe leggere un tuo romanzo?

Perché è una storia complessa ma credo affascinante, in un mondo (la Lucania) di cui si parla poco ma che riserva tanti motivi di interesse. E magari, anche, per farsi un’idea nuova sull’origine della nostra specie. Da dove veniamo, verso quale meta siamo destinati…

Nel 2005 hai pubblicato “L’arte di Khem”, nel 2011 “Ultimi quaranta secondi della storia del mondo”. Hai scritto racconti contenuti in antologie e fingerbooks. Com’è e come è stato il riscontro con il pubblico leggente?

 Molto istruttivo. A volte ho ottimi riscontri, a volte un po’ meno, ma chiunque legge ciò che scrivo mi aiuta a crescere come autore. Accolgo i giudizi con grandissimo interesse e vedo che attraverso essi posso migliorarmi sempre. In questo, trovo motivo di grande soddisfazione indipendentemente dal numero di lettori, che tuttavia spero sempre di accrescere.

 Com’è stato il tuo processo di formazione di lettore e scrittore?

 Parto dal presupposto che sono un patito di storie, fin da ragazzino leggevo molto e vedevo tantissimi film. In seguito ho iniziato a interrogarmi su come si costruisce un racconto, come funziona, quali tecniche richiede. Di pari passo ho iniziato a scrivere, ispirandomi ai miei autori preferiti, individuando i temi che mi affascinavano di più. Non ho mai smesso di leggere, per scoprire quanto multiforme sia la letteratura, ma nel frattempo scrivevo, mi interessavo di narratologia, frequentavo corsi di scrittura creativa. In fin dei conti credo che questo processo non sia ancora concluso, forse non si concluderà mai. E aggiungo, per fortuna.

 Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai qualche romanzo già pronto in cascina?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, spero di concludere la prima stesura entro l’estate. Nel frattempo scrivo sul mio blog e propongo i miei racconti ad altri blog amici. Tutto ciò senza trascurare la promozione di Ultimi quaranta secondi e dei Fingerbooks pubblicati dalla EEE – Edizioni, che peraltro ha riproposto ‘L’arte di Khem’ in versione ebook.

Tu e l’editoria. Qual è stato il tuo iter personale?

All’inizio mi muovevo per tentativi, inviavo romanzi e racconti alle case e editrici e collezionavo rifiuti – o proposte scadenti. Il primo romanzo è stato accolto da Roberto Di Marco, Pendragon, che ci ha creduto molto, e per me è stato un onore, considerata la caratura del personaggio. In seguito ho avuto proposte da case editrici che curavano antologie a tema, come la Noubs edizioni con ‘Tutto il nero dell’Italia’, per scrivere racconti; oppure ho ottenuto piazzamenti di rilievo in concorsi letterari, come il Coop for Words 2008 per il racconto ‘All’ombra’, inserito nell’antologia ‘Pascoli è Precario’. Ultimi quaranta secondi è stato proposto alla Abelbooks da un’agenzia letteraria.

 Tre autori dai quali non puoi assolutamente prescindere sono…

 Charles Dickens, Ray Bradbury, Algernon Blackwood. Ma ce ne sono tanti altri…

 Ti ringraziamo molto per la tua disponibilità, e ti auguriamo un futuro letterario di successo. In bocca al lupo!

 Grazie a voi!

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