“Meridiano di sangue”, Cormac McCarthy, Einaudi

È nel 1849, al confine tra Stati Uniti e Messico, che si svolge la cruenta storia di Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. La narrazione si concentra attorno ad un personaggio in particolare, chiamato dall’autore semplicemente Il ragazzo, ma questo non è che un pretesto per descrivere il vero protagonista del romanzo, ovvero il Male, che nel caso specifico si incarna in una banda di cacciatori di scalpi, alla cui guida risiede Glanton, un personaggio storico realmente esistito.
Il giovanissimo ragazzo, fuggito dal padre alcolizzato, per una serie di sfortunati eventi si ritroverà arruolato nella banda di Glanton. Al fianco di quest’ultimo si staglia l’imponente figura del giudice Holden, un uomo enorme e feroce, la soggezione e reverenza nei riguardi del quale è accentuata dal fatto di essere completamente glabro. Il gruppo, composto di spostati e reietti senza scrupoli, vaga in questi luoghi uccidendo brutalmente, scalpando e depredando chiunque abbia la sfortuna di incontrarli, siano essi uomini o animali. In questa scia di sangue si avvierà la formazione intellettuale e morale del ragazzo, il quale sarà brutalmente iniziato all’insana vita del West.

Il pluripremiato McCarthy con questo romanzo ha dato voce alla sua concezione della natura umana, la quale sarebbe pervasa invariabilmente dal Male, che si manifesta sotto forma di una terribile e immotivata violenza. Lo stile è scarno, crudo come gli uomini di cui racconta, e spesso accidentato e tortuoso come la natura selvaggia e impassibile in cui essi sono costretti a vivere. Dunque la prosa utilizzata dall’autore si ben adatta alla narrazione: se per esprimere un concetto ci vogliono venti parole, McCarthy ne usa dieci, e sceglie le più spietate ed evocative.
Emblematica è la caratteristica del libro per la quale al personaggio principale, al contrario degli altri, non viene assegnato alcun nome, egli viene chiamato semplicemente Il ragazzo; così facendo si vuole assolutizzare la sua esperienza, evidenziare il fatto che tutti sono Il ragazzo e Il ragazzo è tutti. Ma se davvero è così, che speranza c’è per l’uomo? McCarthy direbbe nessuna, perché l’inferno in Terra narrato in questo romanzo – la cui manifestazione più alta è svelata dalla macabra e grottesca danza del Diavolo che ha preso le sembianze di un uomo maestoso e glabro – altro non è che l’inferno dell’uomo, l’inferno del lato torbido e senza possibilità di redenzione dell’uomo, un inferno in cui non esiste alcun deus ex machina pronto a intervenire per salvare “i buoni”, perché di “buoni” non ce ne sono.

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