"Hotel New Hampshire", John Irving, Bompiani, 2000

Hotel New Hampshire di John Irving è un romanzo caratterizzato da una struttura narrativa organica, che ruota attorno alle vicissitudini di una sfortunata ed eccentrica famiglia americana. Il loro luogo di provenienza – come da titolo – è il New Hampshire, rappresentato come una distesa desolata, ma comunque luogo dal quale è difficile schiodare le proprie radici.
La famiglia Berry, nel corso degli anni, da avvio a numerose attività alberghiere in giro per il mondo – prima nella terra natia, poi a Vienna, per giungere poi nuovamente negli Stati Uniti, a New York City. Le vicende narrate riguardano in primis Win, il capofamiglia, ma grande importanza hanno anche le difficoltà, gli amori, le esperienze sessuali più o meno ortodosse e i successi dei numerosi figli dello stesso. Il nucleo famigliare, sempre compatto, verrà ad essere ridimensionato per il susseguirsi di tragedie, addii ed arrivederci, ma manterrà sempre quella coesione spesso messa a repentaglio dal destino e mai sciolta.

La capacità che l’autore ha avuto nella stesura del suo romanzo è stata quella di delineare con scrupolo le personalità dei protagonisti, perché proprio su queste è basata gran parte delle fondamenta del romanzo; ogni singolo personaggio è caratterizzato da peculiarità differenti, come Frank, il figlio maggiore, alle prese con la difficoltà nel convivere con la propria omosessualità, o Frannie, vittima di abusi in età adolescenziale e in seguito detentrice di un particolare rapporto col sesso.
L’io narrante dell’opera è il figlio di mezzo, John, attratto da sempre dalla sorella maggiore, al punto da desiderarla con insistenza; amante della palestra come il nonno Iowa Bob, e fedele accompagnatore del padre. Le vicende sono viste con i suoi occhi, lui che funge da vedetta, controlla i propri cari e si preoccupa di prevenirli da scelte sbagliate o azzardate. Ma nell’intrico creato da Irving c’è spazio anche per orsi e finti orsi, saltimbanchi e circensi, prostitute e giocatori di rugby, senza dimenticare giustizieri e turisti bonaccioni.

L’autore è in grado di dare coesione alle differenti vicende, facendo convivere individui con apparentemente nulla in comune, provenienti da mondi diversi, con concezioni di vita tra loro cozzanti. La scrittura adottata da Irving, inoltre, garantisce di dare piena figurazione ai caratteri delineati, dando ampio spazio ai discorsi diretti e ai botta e risposta, senza risparmiarsi nell’utilizzo di lessico colloquiale e talvolta crudo ed immediato.
Pecca del romanzo è quella di avere diversi punti morti, nei quali gli eventi non subiscono sviluppo e i personaggi non hanno alcun tipo di evoluzione; senza questi difetti di forma, probabilmente, si starebbe parlando di un grandissimo romanzo.

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