“Portello Pulp”, Simone Marzini, “Edizioni La Gru”, 2012

Libro agile nella lettura, ma anche nella struttura narrativa, Portello Pulp di Simone Marzini – edito da “Edizioni La Gru” –  è un breve romanzo che per l’andi e rivieni concitato di eventi si legge tutto d’un fiato. Di certo il lettore che conosca Padova o vi abbia passato parte della vita – magari per gli studi universitari – non potrà di certo non ritrovarsi nel proprio mondo, quello di Portello per esempio, o della festaiola Piazza delle Erbe. Ma l’opera prima di Marzini non è un affresco di una città, tutt’altro: la pittoresca Padova (e con essa parte della sua provincia) funge da contorno ideale per il concatenarsi sgangherato degli avvenimenti.

La vicenda prende inizio con le disavventure di Carlo Benzina, abitante abusivo di un appartamento in via Portello, dedito per lo più a scolarsi spritz in Piazza delle Erbe. Un terzetto di malavitosi nord africani, accusandolo di aver sottratto una partita di cocaina, lo sollecita a rendere la droga entro 24 ore per evitare conseguenze spiacevoli. Sarà compito del coraggioso Rambo e dello sprovveduto Pacciani aiutare l’amico in difficoltà, tra paure, idee estemporanee ed un po’ bizzarre per salvarne la vita.

La scrittura dell’autore – alla sua opera prima – è diretta e pungente, spesso scandita da toni coloriti, in pieno stile pulp. Il susseguirsi di frasi mozzate e di dialoghi, fatti di botta e risposta agili e sferzanti, contribuisce a creare un’atmosfera graffiante, capace di creare quella suspense che è il fulcro attorno al quale ruota il romanzo. I colpi di scena – spesso improvvisi e del tutto inaspettati – fanno prendere alla narrazione una piega diversa da quella che il lettore potrebbe aspettarsi  dopo i primi capitoli, e garantiscono un finale di storia non banale e di certo apprezzabile.

Ci sono alcuni punti deboli nel romanzo, che corrispondono a delle scene morte, le quali non fanno riscontrare uno sviluppo nelle vicende sembrando del tutto accessorie; sono quegli stessi punti nei quali sono proposti luoghi comuni che (ad avviso del recensore) potevano essere espunti. Uno su tutti: le “riflessioni” sulla televisione italiana da parte del capo malavitoso nord africano, che strappano certo un sorriso, ma poco c’entrano con il libro. Ad ogni modo, il debutto di Marzini sulla scena letteraria pulp è di certo positivo, con margini di miglioramento che sembrano sicuri.

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