"Satori", Don Winslow, Bompiani, 2012

Satori di Don Winslow è a tutti gli effetti il prequel di Shibumi, best seller internazionale scritto da Trevanian nel 1979. Winslow, in un interessante introduzione al romanzo, specifica come l’idea di scrivere un antefatto alla vicenda di Nikolaj Hel – protagonista di Shibumi – sia scaturita dalla grande ammirazione per lo scrittore americano (scomparso nel 2005) e dall’entusiasmo che caratterizzò la lettura del libro trent’anni or sono.

Nikolaj Hel, esperto nell’arte di uccidere a mani nude – l’hoda kurosu – e campione di Go – noto gioco di abilità orientale – viene scarcerato dalla CIA con il compito di uccidere Juri Vorosenin , Alto Commissario russo di stanza in Cina. Per assolvere all’arduo compito, il giovane è costretto a seguire una sorta di corso preparatorio, per diventare in tutto e per tutto un francese, dall’abbigliamento all’alimentazione, passando per le abitudini e, soprattutto, la lingua e i modi di fare; compito di prepararlo spetterà ad una prostituta d’alto borgo, del quale finirà per innamorarsi.

L’autore è in grado di strutturare in modo fine ed articolato il proprio romanzo, riuscendo ad equilibrare in modo convincente il pathos dell’azione e degli intrighi internazionali e le vicende di sfondo, legate alle infatuazioni amorose e ai complicati e spesso dubbi rapporti di lavoro ed amicizia. La psicologia dei personaggi, tratteggiata con scrupolo, non è fine a se stessa, ma è essenziale per calare i caratteri stessi all’interno della narrazione, cogliendone degli aspetti fondamentali per la comprensione della vicenda. I rapporti tra i protagonisti del romanzo sono paragonabili ad una complicata partita di Go, dove lo spostamento di una pedina nell’una o nell’altra posizione è in grado di spostare gli equilibri in maniera decisiva ed irreversibile; i personaggi vengono quindi a trovarsi di fronte a delle scelte complesse, l’allontanamento dalle quali dipende dal caso o dall’opportunità.

La scrittura adottata da Don Winslow è modulata su due registri stilistici differenti: nei punti in cui vuole far prevalere i pensieri più profondi ed intimi dei personaggi, opta per una prosa fine ed articolata – sebbene mai artificiosa – mentre sceglie una narrazione dialogica e piuttosto rapida per far proseguire la vicenda. Curiosa la scelta di realizzare dei capitoli brevissimi, di poche righe, nei momenti cruciali del romanzo, per focalizzare l’attenzione del lettore sui diversi punti di svolta della storia raccontata.