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Libertà, Jonathan Franzen

"Libertà", Jonathan Franzen, Einaudi, 2011

Libertà di Jonathan Franzen è un romanzo ampio ed organico, strutturato per fasi successive, ma con ampie e frequenti digressioni per consentire un quadro d’insieme più chiaro e completo. La vicenda ruota attorno alla famiglia Berglund, della quale viene tracciata la parabola ascendente prima, e discendente poi, scandagliando gli aspetti più intimi e insospettabili dei diversi protagonisti. L’autore pone in rilievo con grande maestria le difficoltà che si riscontrano nei rapporti di qualsiasi famiglia ordinaria, tra liti, incomprensioni, difficoltà e problemi insoluti da risolvere. Ciò che non si coglie nelle dinamiche familiari sono la quiete e la tranquillità, la mancanza delle quali si fa sentire lungo lo svolgimento dell’intreccio, e a risentirne sono in particolar modo i ragazzi della famiglia, Joey e Jessie, incapaci di relazionarsi ai propri genitori senza pensare agli errori e alle devianze degli stessi.

Patty non è la madre che ogni figlio desidererebbe – e vorrebbe – avere, non fino in fondo, almeno. Presente e forse fin troppo protettiva da una parte, ma incurante della coesione familiare dall’altra, escogita diverse strategie per concedersi numerose ‘scappatelle’; lo stesso tipo di atteggiamento è proprio anche del capo famiglia Berglund, Walter, che fa della sua vita un arazzo, un oggetto nel quale sperimentare la gioia e la sofferenza, il successo lavorativo ed il fallimento di progetti importanti, passando per ideali strambi e contro-ideali da seguire, per non perdere la ‘via’. Sono i due coniugi il fulcro della narrazione, due persone in grado di vivere più vite, concedendosi il cambiamento in tutto e per tutto, assecondando il profondo desiderio di libertà.

Franzen confeziona un’esperienza di vita non indifferente, costruisce quelle sottili dinamiche ed intrichi che si possono cogliere anche al di fuori della realtà immaginaria del romanzo. Nella sua opera non c’è un effettivo sviluppo di avvenimenti, si colgono altresì chiazze di colore che si fondono, dando vita ad un ampio ed un unico quadro: è proprio questa la forza del suo romanzo.

Le correzioni, Jonathan Franzen

"Le correzioni", Jonathan Franzen, Einaudi, 2010

Le Correzioni di Jonathan Franzen delineano con scrupoloso dettaglio il susseguirsi delle vicende di una famiglia americana, ritratto preciso delle abitudini e della ricerca del giusto – di correggere, appunto, le abitudini e i comportamenti devianti – negli anni post-bellici.

Enid e Alfred sono i due capo famiglia – riservata e scrupolosa la prima, burbero e sciatto il secondo – che con metodi a volte insoliti cercano di impostare i propri figli, condurli a decisioni corrette e a comportamenti consoni sin dalla tenera infanzia, per non deviarli dal giusto. I risultati, però, non saranno incoraggianti…

La narrazione si sviluppa per digressioni successive: al progredire delle vite dei tre figli – tra litigi, separazioni, crisi economiche, speranze e pianti – si intrecciano spaccati di vita passata significativi, a volte dei genitori, a volte dei figli; senza dimenticare gli aneddoti sulle famiglie del paese – St. Jude – tra invidie nascoste e mai sopite e rapporti di finta amicizia.
Ciò che con il fluire degli anni non cambia è la continua, estenuante e a volte frustrante preoccupazione di Enid: troppo pretenziosa, sempre alla ricerca del meglio per sé, per il marito, per i propri figli. Ma quel che è davvero in grado di cogliere non è altro se non la continua ed indissolubile speranza che la porta, in età avanzata, a frenare poco prima del baratro.

Un romanzo scritto con grande sapienza compositiva, ottima ricerca del ritmo e stile medio-alto. Un’opera da leggere e conservare nella memoria, perché anche da ipotetici sbagli altrui, anche se fittizi e letterariamente impostati, è lecito imparare.