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Libertà, Jonathan Franzen

"Libertà", Jonathan Franzen, Einaudi, 2011

Libertà di Jonathan Franzen è un romanzo ampio ed organico, strutturato per fasi successive, ma con ampie e frequenti digressioni per consentire un quadro d’insieme più chiaro e completo. La vicenda ruota attorno alla famiglia Berglund, della quale viene tracciata la parabola ascendente prima, e discendente poi, scandagliando gli aspetti più intimi e insospettabili dei diversi protagonisti. L’autore pone in rilievo con grande maestria le difficoltà che si riscontrano nei rapporti di qualsiasi famiglia ordinaria, tra liti, incomprensioni, difficoltà e problemi insoluti da risolvere. Ciò che non si coglie nelle dinamiche familiari sono la quiete e la tranquillità, la mancanza delle quali si fa sentire lungo lo svolgimento dell’intreccio, e a risentirne sono in particolar modo i ragazzi della famiglia, Joey e Jessie, incapaci di relazionarsi ai propri genitori senza pensare agli errori e alle devianze degli stessi.

Patty non è la madre che ogni figlio desidererebbe – e vorrebbe – avere, non fino in fondo, almeno. Presente e forse fin troppo protettiva da una parte, ma incurante della coesione familiare dall’altra, escogita diverse strategie per concedersi numerose ‘scappatelle’; lo stesso tipo di atteggiamento è proprio anche del capo famiglia Berglund, Walter, che fa della sua vita un arazzo, un oggetto nel quale sperimentare la gioia e la sofferenza, il successo lavorativo ed il fallimento di progetti importanti, passando per ideali strambi e contro-ideali da seguire, per non perdere la ‘via’. Sono i due coniugi il fulcro della narrazione, due persone in grado di vivere più vite, concedendosi il cambiamento in tutto e per tutto, assecondando il profondo desiderio di libertà.

Franzen confeziona un’esperienza di vita non indifferente, costruisce quelle sottili dinamiche ed intrichi che si possono cogliere anche al di fuori della realtà immaginaria del romanzo. Nella sua opera non c’è un effettivo sviluppo di avvenimenti, si colgono altresì chiazze di colore che si fondono, dando vita ad un ampio ed un unico quadro: è proprio questa la forza del suo romanzo.

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Una notte da leoni

Titolo originale: The HangoverUna notte da leoni

Genere: commedia

Regia: Todd Phillips

Anno: 2009

Durata: 100 min.

Attori: Bradley Cooper (Phil), Zack Galifianakis (Alan), Ed Helms (Stu)

 

L’addio al celibato di un amico equivale ad una notte brava a Las Vegas. Una notte di follia in una suite extra-lusso, una tigre in bagno e un bebè misterioso. Si aggiungano a questo una gallina che scorrazza in corridoio, Mike Tyson e un boss della malavita cinese. Quello che ne viene fuori è un mix di accadimenti fuori dal comune, definirli assurdi non pare improprio. Il dipanarsi della vicenda è molto semplice. Tutto ruota attorno all’improvvisa scomparsa di Doug, futuro sposo, per il quale il viaggio era stato organizzato. Obiettivo quello di riportare a casa l’amico sano e salvo, in tempo per le nozze.

Una notte da leoni, film del regista Todd Phillips, pur avendo ottenuto un grande successo al botteghino (ed un consenso entusiasta dal pubblico pagante), nel complesso non strappa grandi risate, se non a denti stretti. Alcune scene risultano sicuramente più riuscite di altre, ma la comicità spesso spiccia va ad incidere in maniera decisa sulla mediocrità del film. Un plauso va agli attori, che hanno dato prova di grande abilità, anche laddove il copione riultasse sin troppo scadente. A tal proposito, piacevole scoperta è stato Zach Galifianakis, caratterista uscito alla ribalta nel giro di pochi anni, che proprio nel film interpreta il personaggio probabilmente più riuscito. Degna di nota la sua parodia di Rain Man – film del 1988 con Dustin Hoffman e Tom Cruise – nella quale conta le carte al blackjack, con lo scopo di sbancare il casinò, per riscattare il presunto amico scomparso.

Il giudizio complessivo sulla pellicola non può certo essere positivo. L’intreccio è troppo semplice e il punto forte dovrebbe essere la cornice di eventi a supporto della narrazione, che non danno quel valore in più. La visione non è sconsigliata al pubblico medio, ma il palato fine, alla ricerca di una commedia davvero esilarante e di qualità, non può apprezzare la resa globale del film.