“Nebbie”, Silvio Donà, GEMS, 2012

Silvio Donà: laureato in legge, marito, padre e scrittore…passione o professione?

Vogliamo dire che sono uno scrittore che per hobby lavora nell’ufficio legale di una banca?

No, eh?

Battute sceme a parte, la scrittura è giocoforza una passione. Chiunque scriva e pubblichi in Italia, anche a buoni livelli, sa che vivere di scrittura è privilegio di pochissimi. Salvo alcune eccezioni (ma parliamo di Camilleri, di Faletti, di Ammaniti e non molti altri) la maggior parte degli autori italiani anche “famosi” deve fare altro, oltre a scrivere, per mettere insieme il pranzo con la cena. O, se hanno qualche esigenza in più, per mettere insieme il caviale con la Mercedes.

Quasi inutile precisare che io ho una Punto.

 Perché un lettore “seriale” dovrebbe avvicinarsi ai tuoi libri?

Se un lettore seriale cerca in uno scrittore qualcosa di specifico e si appassiona a lui per una certa sua particolarità, potrebbe faticare un po’ a trovare qualcosa di “tipico” e di ricorrente nelle cose che io scrivo.

Il mio romanzo di esordio “Pinocchio 2112” è di genere fantascientifico (anche se poi parla di amore per i libri e di scoperta della paternità); “Luisa ha le tette grosse” è un romanzo breve, ironico e amaro, su un quarantenne in crisi di identità che deve fare i conti con la morte dei suoi sogni; “Nebbie”, l’ultimo pubblicato (anche se è stato scritto prima degli altri due), è un romanzo che, incrociando la storia di tre donne appartenenti alla stessa famiglia, racconta il riemergere del ricordo di una violenza subita in famiglia dalla protagonista quando era bambina. Oltre ai romanzi negli anni ho pubblicato diversi racconti, alcuni comici, altri drammatici.
Nel 2011 il mio racconto “La mano del destino” ha vinto la XIV edizione del Premio Orme Gialle per racconti gialli/noir. Insomma mi piace spaziare, affrontare temi e generi diversissimi tra loro, anche se poi mi sforzo di darne, per quanto possibile, un’interpretazione personale. Nonostante questo ci sono lettori che hanno comprato tutti e tre i miei romanzi. La speranza è che sia perché pensano che io scriva bene. Magari invece è masochismo.

Nebbie” è uno dei 30 finalisti al concorso nazionale “IO SCRITTORE”. Quant’è grande la soddisfazione per essere riconosciuto valido tra migliaia di scrittori?

Quando ho iscritto “Nebbie” al Torneo “Io Scrittore” organizzato dalla Mauri Spagnol erano già usciti due miei romanzi con Leone Editore; la mia motivazione, quindi, non era solo quella di arrivare a pubblicare ma, più in particolare, di beneficiare, in caso di vittoria, di maggiore visibilità (la Mauri Spagnol, riunendo sotto la stessa sigla Longanesi, Garzanti, Corbaccio, Guanda, Salani e altre case editrici è ormai uno delle realtà editoriali più importanti del nostro paese).
Inoltre mi è piaciuta da subito la formula del torneo, il fatto che i vincitori siano decisi in base ai giudizi e alle valutazioni degli altri partecipanti, quindi di altri scrittori. Iscrivendomi ho pensato che, nella peggiore delle ipotesi, anche se fossi stato scartato, avrei comunque portato a casa di un certo numero di giudizi particolarmente qualificati sul mio lavoro. Sentire pronunciare il mio nome tra quello dei vincitori, alla cerimonia conclusiva al Festival della Letteratura di Mantova, è stata davvero una bella emozione.

Qual è il romanzo a cui ti senti più legato? Ce ne puoi parlare brevemente?

Per la verità i romanzi a cui sono più affezionato dormono ancora nella memoria del mio computer, in attesa di pubblicazione. Magari mi sbaglio, ma forse le cose migliori che ho scritto sono ancora inedite. Se proprio dovessi scegliere uno dei tre romanzi pubblicati, forse sceglierei “Pinocchio 2112”. Probabilmente perché il “primo nato” rappresenta un’emozione particolare, qualcosa difficile da scordare, ma anche perché, pur con qualche difetto, legato anche ai tempi molto stretti della sua pubblicazione, “Pinocchio 2112” è un romanzo con “un’anima”, se così posso dire. E il personaggio di Angelo, il “cercatore di libri”, mi è rimasto dentro.

 Il riscontro con i lettori è soddisfacente?

Non fingerò di avere alle spalle significativi successi di vendite, perché mi sentirei ridicolo. Gli esordienti che pubblicano con le piccole case editrici sanno che possono ritenersi soddisfatti se riescono a vendere 200 0 300 copie del loro libro. Molto spesso l’esordiente, specie se la casa editrice non è molto seria, vende solo le copie che lui stesso smista tra amici e parenti e neanche una copia in libreria.
Gli esordienti che riescono a vendere nell’ordine delle migliaia di copie con un piccolo editore sono rarissimi e possono vantarsi a ragione di essere dei “casi editoriali”. D’altronde anche una buona fetta degli esordienti che pubblicano con le grosse case editrici, laddove non sono sostenuti da forti campagne promozionali, non arrivano neppure vicino a esaurire la prima tiratura del loro libro (le fatidiche 5000 copie).
Diciamo che sono abbastanza soddisfatto delle vendite dei primi due romanzi che, pur restando nell’ordine delle centinaia, sono un po’ sopra alla media, e che spero che “Nebbie”, in quanto ebook e in quanto pubblicato da un editore importante, possa girare in misura superiore, regalandomi dei lettori in più.
Esaurito il discorso “numeri”, il gradimento sembra buono. “Pinocchio 2112”, per esempio, ha collezionato diverse recensioni positive in rete (basta cercare un po’ con Google), e il giudizio medio dei lettori di Anobii è attualmente di 4 stelle per tutti e tre i romanzi. Quest’ultima è una cosa a cui tengo particolarmente.

Si dice che gli scrittori trasferiscano sui protagonisti dei propri romanzi alcuni tratti caratteristici della propria personalità; c’è un personaggio al quale ti senti maggiormente vicino?

E’ inevitabile lasciar scivolare qualcosa di sé nei personaggi che si mettono su carta. Non nel senso che pensino e agiscano come l’autore (questo è un approccio che ogni autore appena un po’ scafato è in grado di evitare, dando vita a personaggi autonomi e non a sue banali riproduzioni), ma nel senso che anche un personaggio apparentemente molto diverso dall’autore può parlare di lui. Pensiamo, per fare un esempio banale, a un personaggio costruito con una serie di caratteristiche che l’autore odia, che gli danno fastidio. Per assurdo, quasi a sua insaputa, può rappresentare un suo doppio negativo.
Il protagonista di “Pinocchio 2112” assomiglia più a quello che vorrei essere che a quello che sono. Il protagonista di “Luisa ha le tette grosse” è schiacciato da un’amarezza e da un senso di sconfitta che non mi appartengono. Però nella frustrazione che avvelena la sua vita si sente sicuramente un’eco della frustrazione che vivevo nel periodo in cui ho scritto il romanzo; un periodo in cui avevo cominciato a proporre i miei romanzi alle case editrici, senza esito. A ben vedere, nonostante le vicende narrate siano (per fortuna) lontane dalle mie esperienze di vita, anche Elena, la protagonista di “Nebbie”, sul piano psicologico ha più di una sfumatura in comune con me.

Hai dei modelli letterari a cui ti ispiri o sei homo faber fortunae suae?

Ho autori che amo moltissimo e da cui spero di avere imparato qualche cosa. Ma non dei veri modelli. Non penso sia una forma di presunzione. Mi sembra piuttosto buon senso. Il lettore con un minimo di “occhio” individua presto gli scrittori che si rifanno troppo a dei modelli, che percorrono strade troppo conosciute, e li sente istintivamente come poco interessanti. Meglio allora rischiare di sbagliare in proprio.

Quello dell’editoria è un tema molto a cuore agli scrittori a cui piacerebbe esordire con i propri scritti. A quanto ho letto, mi pare di capire che anche per te non è stata un’impresa facile accostarsi ad una casa editrice seria. Ci racconti il tuo iter?

Ho cominciato a scrivere con un minimo di regolarità negli anni delle superiori. Un fiume di poesie e alcuni romanzi-polpettone, terribili, a scusante dei quali ho solo la mia giovane età. Intorno ai vent’anni ho smesso di provare a scrivere romanzi (per i quali non ero assolutamente pronto) e mi sono concentrato sui racconti. Una grande palestra per acquisire i ferri del mestiere.
Ho cominciato a partecipare ai concorsi letterari e quasi subito ho avuto dei risultati. Non si trattava di premi letterari di gran valore, ma mi hanno dato la voglia di continuare a scrivere.

E l’unico modo per imparare a scrivere è… scrivere, appunto.

Negli anni dell’università ci sono stati altri premi e la pubblicazione dei primi racconti in raccolte di autori esordienti editi da piccole case editrici. Pian piano nella mia congenita insicurezza si è insinuato il tarlo che, forse, un po’ di talento c’era.
Intorno alla trentina mi sono sentito pronto a affrontare di nuovo, questa volta con maggiori mezzi, il “passo lungo” del romanzo. La prima stesura di “Nebbie”, per esempio, risale al 1998/1999. Poi c’è stata una seconda stesura nel 2004 con la quale sono arrivato tra i tre finalisti di un premio che oggi è scomparso, ma che ha avuto un bellissima tradizione: il Premio Palazzo al Bosco. Già in quella occasione “Nebbie” andò a un passo dalla pubblicazione con Marsilio Editore.
Tra il 2005 e il 2008 ho cominciato a mandare i miei romanzi in visione alle case editrici. Collezionando i miei bei rifiuti (o la totale indifferenza senza nemmeno una risposta) dalle case editrici grosse e una serie di proposte di pubblicazione “a pagamento” da molte case editrici piccole. Che ho rifiutato. Fino all’incontro nel 2009 con Leone Editore, al quale avevo mandato una versione ancora un po’ acerba di un romanzo in cui credevo e che gli è piaciuto. Ho firmato un vero contratto editoriale, ho lavorato, in tempi molto stretti con un editor molto bravo, e per il mio quarantaquattresimo compleanno mi sono regalato la gioia di vedere “Pinocchio 2112” in giro per oltre 200 librerie in tutta Italia.
Di Leone Editore sono soddisfatto; si è dimostrato un editore corretto e professionale, che beneficia tra l’altro di un’ottima distribuzione (la PDE, il distributore della Feltrinelli, per capirci).
A luglio 2011 ho pubblicato, sempre con Leone Editore, “Luisa ha le tette grosse” e pochi mesi dopo, a settembre, è arrivata la notizia che “Nebbie” era tra i 30 vincitori del concorso “Io scrittore”. Per arrivare ad aprile di quest’anno alla pubblicazione in formato ebook di “Nebbie” con la Mauri Spagnol.

Editoria a pagamento sì, editoria a pagamento no?

Editoria a pagamento no.

Non solo la trovo sbagliata in linea di principio ma, nella stragrande maggioranza dei casi, si risolve in un vicolo cieco nel quale lo scrittore viene abbandonato dall’editore, che ha già realizzato il suo guadagno. Meglio allora l’auto-pubblicazione, sulla quale pure ho delle perplessità, ma che, per lo meno, ha costi molto più contenuti.
E’ fondamentale che passi nei giovani autori il concetto che lo scopo non è essere pubblicati, ma essere letti. Non significa nulla avere (a ogni costo) un libro col proprio nome stampato in copertina, se poi non lo legge praticamente nessuno.

Lo staff di Elasticamente ti ringrazia per la tua disponibilità. Ciao, e in bocca al lupo!

Un grazie a voi per il vostro interessamento e a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare in fondo a questa intervista.

Buone letture a tutti.