"Middlesex", Jeffrey Eugenides, Mondadori, 2002

Vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 2003, Middlesex di Jeffrey Eugenides narra la bizzarra storia di Calliope Stephanides, soprannominata dapprima Callie e in seguito Cal. Sì, perché Calliope è un ermafrodito cresciuto come una femmina, e che si scopre tale solamente con l’inizio della pubertà e con le conseguenti tempeste ormonali, che plasmeranno l’aggraziato e ammirato corpo di bambina in un più alto e dinoccolato corpo di ragazzo. Ma quello che sembra essere il semplice racconto di un individuo si rivela, al contrario, una vera e propria saga familiare, durante la quale si ripercorrono le simpatiche e talvolta stravaganti gesta della famiglia Stephanides, le quali fanno da sfondo agli amori poco ortodossi degli avi della protagonista. E furono proprio queste passioni a determinare l’incontro tra le due coppie del medesimo gene modificato, causa nefasta di tutti i guai di Calliope. È quest’ultima che, a soli quindici anni, dovrà decidere se rimanere Callie, mantenendo le certezze finora acquisite e soprattutto preservando quelle dei suoi genitori, oppure diventare Cal, quello che forse è sempre stata, sconvolgendo per sempre la sua vita e quella di chi le sta accanto.

Middlesex è il giusto connubio tra una trama complessa e impegnativa dal punto di vista contenutistico e un linguaggio lineare, scorrevole e spesso ironico. La freschezza e la delicatezza del linguaggio rendono, dunque, leggero il racconto, pur non cadendo mai nella banalità del sentimentalismo e dei luoghi comuni. Attraverso la complessa storia famigliare Eugenides vuole narrare la non meno complessa storia genetica della protagonista. Ed è la protagonista stessa, in prima persona, spaziando tra presente e passato, a raccontare le sue vicende, rendendo perfettamente conto delle sensazioni, dei cambiamenti e dei pensieri che si sono susseguiti. Il punto di forza del romanzo è proprio questa capacità dell’autore di immedesimarsi completamente nella sua protagonista, permettendo così al lettore di sentire quest’ultima più vera, più autentica.

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