Tipo: Manga, Shonen Manga

Genere: Shonen, Samurai, Katana, azione, splatter

Autore: Il manga è tratto dal romanzo “Suruga joo gozenjiai”, opera storica giapponese.

La sceneggiatura è di Norio Nanjo, mentre i disegni sono di Takayuki Yamaguchi. Entrambi sono alla seconda esperienza editoriale, la prima volta in coppia assieme. Ho trovato pochi riferimenti biografici in lingua inglese e ancor meno in lingua italiana.

Nome in codice: Shigurui – Le spade della vendetta

Shigurui è un termine arcaico che significa “folle”. Ben al di là della semplice pazzia, la follia spinge chi ne è affetto verso scopi e obiettivi perseguiti con fredda e distorta razionalità. Folle e pazzo allo stesso tempo è anche uno dei personaggi principali della storia, il maestro di spada Kogan Iwamoto.

Trama

Giappone medievale, un ricco feudatario, Tanadaga Tokugawa, fratello dello Shogun,organizza un torneo di spada al suo castello e vi fa partecipare i venti migliori maestri d’arme del paese. Ma stavolta, per un perverso capriccio dello stesso Tanadaga, non si combatte con armi di legno, come era usanza nei tornei, ma con armi vere e affilate. Nessuno osa contraddire il feudatario, tanto è il timore che incute e il potere che gli deriva dalla parentela con lo Shogun.

La storia inizia con un duello all’apparenza assurdo, uno spadaccino senza un braccio e uno zoppo e incapace di vedere. La storia “prosegue” molti anni prima, nel dojo di Kogan Iwamoto, un vecchio maestro d’arme, la cui mente ha ormai ceduto alla pazzia del tempo, che alterna momenti di brutalità e delirio a momenti di lucidità assoluta, ma la cui bravura rimane tuttora ineguagliata. È qui che i due sfidanti, Gennosuke Fujiki e Seigen Irako, intrecciarono, molti anni prima, il loro destino, come discepoli della temutissima scuola della Tigre di Kogan.

Lo scopo che muove i personaggi è VINCERE. In un’epoca dove i potenti decidono della vita e della morte dei sottoposti, essere ritenuti forti significa essere utili, e quindi meno sacrificabili di altri. Ma allo stesso tempo significa dover difendere la propria posizione da tutti coloro che tentano di acquisirla. O ci si evolve continuamente, o ci si estingue.

La trama non procede in modo lineare, l’intreccio è complesso, al flashback iniziale se ne aggiungono molti altri concatenati, episodi di vita vissuta che ci fanno conoscere il vero io dei personaggi, siano essi comparse o protagonisti. In questo modo l’autore compone il mosaico della storia, formato di tanti tasselli che pian piano rivelano il disegno completo che porterà al duello nel castello del feudatario, e al suo epilogo.

Le scene di violenza sono molto frequenti, alle volte rapide e fugaci, altre volte eterne, caratterizzate da momenti di stasi assoluta, dove la scena rimane immobile per interminabili istanti. La voce narrante è potente e prevale sulle parole, coinvolgendo il lettore e rendendolo conscio di ciò che avviene nelle menti dei combattenti, nel duello mentale che precede (e quasi surclassa) il duello fisico. Leggendo attentamente ci si può infatti accorgere del silenzio quasi perenne che ci circonda.

Il tratto è nudo e crudo, nei disegni sono molto curati i particolari anatomici, anche i più macabri, e le espressioni dei volti e degli occhi, vero specchio dell’animo dei personaggi.

Curiosità

L’edizione italiana è attualmente giunta al numero 13. L’uscita degli ultimi due numeri, 14 e 15, è ormai imminente, e personalmente sono molto ansioso.

All’interno del manga vi sono molti episodi di vita giapponese del tempo, usanze e costumi, sia inerenti all’arte della spada che alla vita di tutti i giorni.

E’ stato realizzato anche un Anime della serie.

Razioistinto

Un vero capolavoro, curato nei minimi dettagli, sia nella scenografia che nel disegno, rifinito come una statua del Michelangelo del primo periodo.

Realistico e surreale allo stesso tempo. I personaggi sono uomini di carne e ossa, ma che hanno saputo ergersi al di sopra degli altri grazie a durissimi allenamenti. Ma sempre di carne sono fatti e, al minimo errore, il filo di una katana non perdona neanche i migliori. Leggendolo mi sono veramente sentito partecipe del Giappone di quegli anni.

La follia è l’elemento che accomuna tutti i protagonisti e li spinge ad affrontare le difficoltà e a perseguire il proprio obiettivo. Sono rimasto letteralmente ipnotizzato dalle vicende, dai combattimenti, dai colpi di scena e, soprattutto, dal tratto umano e inumano che caratterizza gli uomini.

Non aspettatevi una lettura “alleggerita”, il tono è serio dall’inizio alla fine della narrazione, con molte scene cupe e pesanti. Lo stile splatter e marziale ricorda molto i film orientali sulle arti marziali (in particolare, tra quelli che ho visto, “Sever Sword” e soprattutto “Hero”).

Ho incontrato qualche difficoltà durante la stesura di questa recensione, trovo si tratti di un’opera molto complessa e spero di esserne stato all’altezza.


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